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Il blog di Interfluid

booster elettrico idrogeno

Booster elettrico per idrogeno: fino a 1.000 bar senza aria compressa

Comprimere l'idrogeno da 15 bar — pressione tipica di uscita di un elettrolizzatore — fino a 700 o 1.000 bar per lo stoccaggio o l'erogazione è una delle operazioni più critiche dell'intera filiera H2. La molecola è piccola, tende a permeare i materiali, i rapporti di compressione sono elevati e l'ambiente è quasi sempre classificato ATEX IIC. Per rispondere a questa esigenza senza dipendere dall'aria compressa e senza imporre vincoli acustici all'impianto, la Divisione Alta Pressione di Interfluid distribuisce il gas booster elettrico HII serie 2G: compressione H2 fino a 1.000 bar (14.500 psi), livello sonoro di 63 dBA, nessun circuito d'aria motrice.

La compressione dell'idrogeno: perché non basta l'approccio tradizionale

Prima di entrare nel merito delle specifiche tecniche, è utile comprendere il contesto in cui il booster elettrico si inserisce. Fino a qualche anno fa, chi non poteva — o non voleva — ricorrere a compressori meccanici a pistoni multistadio disponeva quasi esclusivamente dei gas booster ad azionamento pneumatico. Soluzioni affidabili e intrinsecamente sicure, ma che richiedono portate di aria compressa motrice nell'ordine di 800-2.000 Nl/min e oltre, con livelli di rumore che in contesti laboratoriali o in reparti produttivi diventano rapidamente un vincolo operativo.

Il booster elettrico serie 2G nasce per rispondere a scenari in cui queste condizioni non sono accettabili: assenza di rete d'aria compressa, vincoli di rumorosità, esigenza di modulazione fine della portata, integrazione con sistemi di controllo PLC. È una macchina progettata per la compressione di gas tecnici ad alta purezza — idrogeno in testa — con caratteristiche costruttive che rispondono ai requisiti delle applicazioni più esigenti della filiera H2.

filiera_h2_booster_2g_posizionamento

Come funziona il booster elettrico 2G

A differenza dei booster pneumatici, che sfruttano l'aria compressa su pistoni a superfici differenziali, il booster elettrico 2G utilizza un motore elettrico (da 115 VAC monofase a 380 VAC trifase, 2 HP) che trasmette l'energia meccanica tramite albero, riduttore di velocità e meccanismo a manovella. Il moto rotatorio viene convertito in un'azione alternata che aziona la sezione di compressione del gas — configurabile a due stadi (two-stage) o a doppio effetto (double-acting).

Un aspetto costruttivo che vale la pena sottolineare: nessuna cinghia, nessuna puleggia esterna. L'intera catena cinematica è chiusa, senza trasmissioni a frizione. Questo elimina gli attriti e le sollecitazioni meccaniche discontinue tipiche dei sistemi a trasmissione tradizionale.

Gestione termica: il raffreddamento integrato

La compressione a 1.000 bar genera calore in modo significativo. Invece di aggiungere circuiti di raffreddamento ad acqua al P&ID — con tutto ciò che comporta in termini di ingombro, manutenzione e rischio di perdite in un ambiente H2 — la serie 2G integra una ventola attorno ai cilindri. Il risultato è un raffreddamento efficace senza circuiti ausiliari, con un effetto diretto sulla vita utile delle guarnizioni.

La gamma serie 2G: due configurazioni per esigenze diverse

La versione di riferimento per la compressione dell'idrogeno e dei gas tecnici ad altissima pressione è la serie EGB100D, disponibile in due configurazioni principali:

  • Modello 1492 two-stage: ingresso da 250 psi (17 bar), uscita fino a 14.500 psi (1.000 bar), portata 1,18 SCFM (33 LPM). È la configurazione indicata per chi parte da sorgenti a bassa pressione, come l'uscita di un elettrolizzatore o un trailer di distribuzione.
  • Modello 9292 double-acting: ingresso a 6.000 psi (414 bar), uscita a 13.000 psi (897 bar), portata 12 SCFM (340 LPM). Adatto quando è già disponibile una sorgente a media-alta pressione e si richiedono portate significativamente più elevate.

Le velocità operative sono selezionabili — ad esempio 43, 70, 88, 115 cicli/minuto (CPM) — e l'opzione Variable Frequency Drive (VFD) consente di modulare la portata in funzione della domanda. Il VFD è l'elemento chiave per l'integrazione in sistemi di compressione H2 dove il fabbisogno è variabile nel tempo: stazioni di rifornimento con profili di carico discontinui, banchi prova con cicli automatici, laboratori con campagne di test diverse.

Dotazioni di serie e opzioni rilevanti per l'idrogeno

Il 2G è equipaggiato di serie con tutto il necessario per un funzionamento autonomo e sicuro: pressostato di alta pressione con arresto automatico al raggiungimento del set-point, start/stop manuale, valvola di sicurezza, manometri ingresso/uscita con scala duale, filtri 5 micron ingresso/uscita, contaore a 6 cifre, valvola a spillo di chiusura uscita, valvola di sfiato.

Tra le opzioni più rilevanti per le applicazioni idrogeno:

  • Pressostato di bassa pressione con restart automatico: il booster riparte autonomamente quando la sorgente riprende a erogare — utile per cicli automatici e sessioni di test ripetute senza presidio continuo.
  • Controllo dual-outlet: consente di gestire due linee di uscita a pressioni diverse con un'unica macchina.
  • Manifold a 4 porte di uscita: per sistemi multi-linea o multi-serbatoio.
  • Start/stop remoto (cavo da 3 m): per l'integrazione in quadri di controllo o postazioni distanti dalla macchina.
  • Pulizia per servizio ossigeno (MIL-STD-1330D): per applicazioni con gas ossidanti ad alta purezza.

Booster elettrico o pneumatico: quando scegliere l'uno, quando l'altro

I due tipi di booster non sono intercambiabili: rispondono a esigenze diverse e — in molti impianti H2 — coesistono con ruoli complementari. Un approfondimento sui criteri di selezione è disponibile nell'articolo dedicato alla scelta del gas booster; qui di seguito i criteri essenziali.

Il gas booster elettrico serie 2G è la soluzione indicata quando:

  • non è disponibile una rete di aria compressa (laboratori, container, siti remoti, stazioni HRS);
  • i vincoli acustici richiedono livelli inferiori a 65-70 dBA;
  • si vuole eliminare il compressore d'aria e i relativi costi energetici e di manutenzione;
  • è necessario il controllo fine della portata tramite VFD;
  • l'applicazione è in ambiente presidiato dove la silenziosità è un requisito operativo.

Il gas booster pneumatico HII resta preferibile quando:

  • l'aria compressa di rete è già disponibile in quantità adeguata;
  • la sicurezza intrinseca in zona ATEX richiede l'assenza di componenti elettrici a bordo macchina;
  • le pressioni operative superano i 1.000 bar;
  • il costo iniziale di installazione deve essere contenuto al minimo.

Nota: in molti impianti H2 le due tecnologie convivono — il booster elettrico 2G nella compressione primaria (silenziosità, efficienza, controllo), i booster pneumatici per le linee di sicurezza o per i picchi di pressione oltre i 1.000 bar.

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Applicazioni nella filiera dell'idrogeno

Stazioni di rifornimento (HRS)

Nel settore gas tecnici e idrogeno, il 2G si inserisce nella fase di compressione tra la sorgente a bassa pressione — elettrolizzatore o trailer — e i serbatoi di stoccaggio a 350-700-1.000 bar. L'opzione dual-outlet permette di alimentare due livelli di pressione con un'unica macchina; il VFD adatta la portata in tempo reale al fabbisogno della stazione.

Banchi di collaudo H2

Per il collaudo di serbatoi, valvole e componenti fino a 1.000 bar, il livello sonoro di 63 dBA consente agli operatori di lavorare in prossimità della macchina senza necessità di protezioni acustiche. Il contaore integrato e il pressostato con restart automatico rendono i cicli di prova ripetibili e automatizzabili — un vantaggio concreto in fase di qualifica dei componenti.

Laboratori di ricerca e sviluppo

Nei laboratori — dove spesso non esiste una rete di aria compressa — il 2G si collega direttamente alla rete elettrica e comprime H2 partendo da sorgenti a pressioni molto basse (a partire da 13 bar / 200 psi). È una configurazione frequente in centri ricerca, università e laboratori di qualifica di componenti per la filiera H2.

 

Esperienza e competenza tecnica: il vantaggio del partner locale

Come Divisione HP di Interfluid, la selezione del modello avviene in sinergia diretta con l'ufficio tecnico HII, con verifica delle specifiche sull'applicazione reale. Il risultato è un sistema con il supporto tecnico necessario a dimensionarlo e integrarlo correttamente nel ciclo di processo.

Con oltre dieci anni di attività sulla compressione dell'idrogeno e il primo impianto italiano di collaudo H2 a 1.000 bar realizzato, quella documentata nelle esperienze di collaudo per alta pressione di questo blog non è una competenza generica: è il risultato di un percorso tecnico consolidato su applicazioni reali. Chi sta dimensionando un sistema di compressione per idrogeno — da un banco di prova di laboratorio a uno skid integrato per HRS — può trovare in Interfluid HP un interlocutore tecnico con casi di riferimento concreti e soluzioni già operative.